Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/531



fanciulla resta neironor pregiudicata, è di fargliela immedia- tamente sposare. Che cosa dice il signore zio sapientissimo?

Ottavio. (Dice il vero, non si può negare). (da sé FlorineX). Signor Ottavio, son qui pronto a darvi ogni soddisfa- zione, o colla spada, o col matrimonio.

Ottavio. Sì, colla spada.

Rosaura. Signor padre, no colla spada. Mi preme la vostra vita.

Beatrice. Che spada ? Che pazzie son queste ? Siete offeso nel- l’onore, e volete col vostro sangue medesimo riszurcirlo ? (ad Ottavio)

Ottavio. (Anche qui non dice male). (da sé)

Florindo. Animo, alle corte. Volete, o non volete ?

Ottavio. Giuratemi sul vostro onore. Amate voi Corallina ?

Florindo. No, ve lo giuro. Amo la signora Rosaura, e son qui per lei ; e se penso a Corallina, prego il cielo che mi punisca.

Rosaura. Cciro signor padre, quando sarò maritata io, vi marite- rete anche voi.

Ottavio. (Sì, ma... l’impegno che ho con Corallina, ed ella con Lelio ... Eh, che importa a Corallina che Rosaura abbia l’uno o l’altro?) (da sé, pensando)

Beatrice. Signor zio, risolvete.

Ottavio. Ho risolto.

Beatrice. Come?

Ottavio. Che Florindo sposi Rosaura.

SCENA VIII.

Corallina e detti.

Corallina. (Che sento !) (in disparte)

Beatrice. Bravissimo.

Rosaura. Non poteva risolver meglio.

Corallina. (Ora è tempo di porre in opra l’artifizioso viglietto). (da sé)

Florindo. Vedo, signor Ottavio, che siete un uomo savio e pru- dente, ed io sono un galantuomo, e son qui prontissimo a dar la mano ...