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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/529


Beatrice. A me?

Ottavio. Sì, a voi.

Beatrice. Vi ricordate chi sono ?

Ottavio. Siete la mezzana della mia figliuola. (parte)

Beatrice. A me questo !

Corallina. E non vi verrò per causa di quell’ impertinente di

Corallina. (con caricatura, e parte

SCENA VI.

Beatrice sola. Ora ho capito. Costei mi ha sentita, e per vendicarsi di me, ha detto a mio zio delle belle cose; ma senti, anch’io saprò ri- cattarmi. Son donna anch’ io ; e se non te la faccio, dimmi che sono ... Che strepito è questo ?

SCENA VII.

RoSAURA fuggendo, OTTAVIO colla spada le corre dietro, Florindo lo trattiene; e la suddetta.

Rosaura. Aiutatemi per pietà. (a Beatrice)

Florindo. Fermatevi, signore. (ad Ottavio, trattenendolo)

Ottavio. Temerario ! Lasciatemi.

Florindo. A me questa spada. (lo disarma)

Ottavio. Indegna ! Ti affogherò colle mie mani, (afferrando Rosaura)

Rosaura. Aiuto.

Florindo. Fermatevi, che altrimenti ... (minacciandolo)

Ottavio. A me ? In casa mia ? Questa è un’azione indegna. FlorineX). e azione onorata difendere una povera innocente dalle mani di un padre tiranno.

Beatrice. (Quanto mi piacciono questi giovani spiritosi !) (da sé)

Rosaura. (Tremo tutta). (da sé)

Ottavio. Come c’entrate voi in casa mia?

Florindo. Ci entro, perchè voi a me avete promesso quella fanciulla. nn