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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/528


Beatrice. Ma bisogna sapere ...

Ottavio. Bisogna sapere, che sono stufo ; non vo’ sentir altro.

Beatrice. Signor zio ...

Ottavio. Schiavo.

Beatrice. Non vi lascerò partire.

Ottavio. Non mi seccate.

Beatrice. Bella creanza ! (a mezza voce)

Ottavio. Come ! Che cosa avete detto ?

Beatrice. Niente, signore.

Ottavio. Creanza ? Non creanza ? Benché non siate mia figlia, non averò riguardo a darvi una mano nel viso.

Beatrice. Vorrei veder questa !

Ottavio. In casa mia sono padrone io.

Beatrice. In casa vostra non ci verrò mai più.

Ottavio. Farete bene.

Beatrice. E non verrò per causa di quella impertinente di Co- rallina.

SCENA V.

Corallina ed i suddetti.

Corallina. (Brava !) (in disparte)

Ottavio. Parlate con rispetto di Corallina.

Beatrice. Oh ! di grazia, parliamo con rispetto dell’ illustrissima si- gnora zia.

Ottavio. Giuro al cielo ...

Corallina. Una parola, signor padrone. (lo tira in disparte)

Ottavio. Che e’ è ?

Beatrice. (Non vorrei che mi avesse sentita). (da sé)

Corallina. (La vostra figliuola è in camera col signor Florindo). (piano ad Ottavio)

Ottavio. Disgraziati ! Presto ...

Corallina. (E la vostra signora nipote è stata la mezzana che lo ha introdotto). (come sopra)

Ottavio. Andate fuori di questa casa. (a Beatrice