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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/527


Beatrice. Due, o tre, o quattro, quando preme ...

Ottavio. Non ci sto, se credessi di tornar di vent’ anni.

Beatrice. Ma perchè, signore ?

Ottavio. Non ho pazienza. Venghiamo alle corte, venghiamo alla conclusione. Che cosa vuole mia figlia ?

Beatrice. Vuol marito.

Ottavio. E vi è bisogno di tante parole ? La mariterò : in una parola ho risposto. Servitor suo.

Beatrice. Fermatevi: vi vuol altro.

Ottavio. Che cosa vi vuole di più ?

Beatrice. Bisogna sapere che la ragazza ... perchè ella pare di poco spirito, ma ha dei buoni sentimenti, e parla a dovere, e la sua ragione la sa dire quanto un dottore.

Ottavio. Via, bisogna sapere ...

Beatrice. Se mi lascerete prendere un poco di fiato, vi dirò tutto.

Ottavio. Bisogna sapere ...

Beatrice. Signor sì, bisogna sapere ... Diavolo, mi avete fatto perdere il filo.

Ottavio. Bisogna sapere, che mi siete venuta in tasca, ma come va. Belatrice. lo non ho volontà d’andare in collera.

Ottavio. Ed io, che sto lì per andarvi, partirò per prudenza.

Beatrice. Via, via: due parole, e non più.

Ottavio. Due parole, e non più.

Beatrice. La signora Rosaura vuol marito.

Ottavio. Me l’avete detto un’altra volta.

Beatrice. Ma bisogna sapere ...

Ottavio. Eccoci lì.

Beatrice. Sì, bisogna sapere, che ella vorrebbe il signor Florindo.

Ottavio. Bisogna sapere, che io non glielo voglio dare.

Beatrice. Ora, signor zio, bisogna discorrere un poco alla lunga.

Ottavio. Ed io intendo d’aver finito.

Beatrice. La giovane è innsunorata.

Ottavio. Non serve.

Beatrice. Il giovane le vuol bene.

Ottavio. Non è vero.