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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/525


Ottavio. Farò tutto quello che mi direte.

Corallina. Avremo una difficoltà.

Ottavio. Che difficoltà ?

Corallina. E innamorata morta del signor Florindo.

Ottavio. Florindo è un briccone. In casa mia non ci verrà più.

Corallina. Basta ch’ella non lo faccia venire.

Ottavio. Non sarà così temeraria.

Corallina. Si è protestata, che lo vuole a dispetto ancor di suo padre.

Ottavio. Scellerata ! indegna ! Le strapperò la lingua colle mie mani. Ma come può pretendere di voler Florindo, s’egli è in- namorato di voi?

Corallina. Ella non lo sa, non lo crede, e si lusinga ; e se viene per me, crede ch’egli venga per lei. E se lo farà venire per lei, egli tornerà a venire per me.

Ottavio. No, no, né per voi, ne per lei. Se ci verrà, averà da fare con me.

Corallina. E s’ ella lo facesse venire ?

Ottavio. La gastigherò.

Corallina. E poi non la gastigherete.

Ottavio. E anche, se farà bisogno, la bastonerò.

Corallina. E poi non farete niente.

Ottavio. Non farò niente ? Chi sono io, un bamboccio ? Lo farò, lo farò, sì, lo farò. (furibondo)

Corallina. Sì, sì, lo farete ; non son sorda no, lo farete. (E se mai se lo scordasse, io gli rinfrescherò la memoria), (da sé, parte

SCENA IV.

Ottavio, poi Beatrice.

Ottavio. Io sono d’ un naturale, che non mi piace gridare ; e per una cosa, o per l’altra, sempre ho motivo d’alterarmi il sangue.

Beatrice. Signor zio, si può venire ?

Ottavio. (Ecco qui quest’ altra seccatura di mia nipote), (da sé) Venite, venite.