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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/523


Corallina. Bravo! Sei spiritoso.

Arlecchino. No savi gnancora tutte le mie bravure.

Corallina. Le saprò un giorno.

Arlecchino. E resterè stupida, e maraveggiada.

Corallina. Oh via, presto; va a iaxe quello che ti ho detto.

Arlecchino. Vado subito ... Ho da dir al sior Florindo ...

Corallina. Che venga qui.

Arlecchino. Che vu ghe voli parlar.

Corallina. No, che la signora Rosaura gli vuol parlare.

Arlecchino. Ah sì, che siora Rosaura ghe voi parlar per parte vostra.

Corallina. Ma no, smemoriato; anzi non si ha da sapere che io l’ho detto.

Arlecchino. Ho da dir, che vu no me l’avi dito.

Corallina. Non nominare la mia persona. Che pazienza !

Arlecchino. Compatime ; Tèi’ amor che me fa confonder. Qusmdo sari mia muier, no m’ averi da domandar le cosse più d’ una volta.

Corallina. Via, portati bene.

Arlecchino. Vederi cossa che sa far sto tocco de omo. (parte

SCENA III.

Corallina, poi Ottavio.

Corallina. Posso lusingar tutto il mondo, ma altro non desidero che Florindo. Rosaura ha da fare con me. Ne farò tante, che le passerà la voglia di averlo. Ecco il padrone.

Ottavio. Posso cercare, posso chicm[iare, posso mauidare : è tutt’una. Corallina non si vede mai.

Corallina. Ho altro in testa io. (asciugandosi gli occhi)

Ottavio. Che maniera è questa di rispondere ? ho altro in testa.

Corallina. Anderò via, e sarà finita. (piangendo)

Ottavio. Che cosa è stato? Che cosa avete ? (dolce)

Corallina. Tutti mi strapazzano, tutti mi maltrattano, anderò via. (singhiozzando