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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/522


Arlecchino. Ancora un pochettin.

Corallina. Via, non è altro. Povero Arlecchino!

Arlecchino. Poveretto!

Corallina. Mi farai questo piacere?

Arlecchino. Ve(i) lo farò.

Corallina. Va subito a ritrovare il signor Florindo ... Lo conosci il signor Florindo ?

Arlecchino. Lo cognosso.

Corallina. Bene, trovalo, e digli che venga qui subito, che la signora Rosaura gli vuol parlare.

Arlecchino. Donca el servizio non l’ è per vu ; T è per siora Ro- saura.

Corallina. Tu lo fai a me, non lo fai a lei.

Arlecchino. Via, lo farò a vu.

Corallina. Ma avverti bene: non dire che l’ ordine te l’ho dato io; ma devi dire averlo avuto dalla signora Rosaura.

Arlecchino. ^ Voli che diga una busìa?

Corallina. È una bugia leggiera: non ti può far disonore.

Arlecchino. Basta, m’ inzegnerò. Ma anca mi voggio un servizio da vu.

Corallina. Che cosa vuoi ? Dimmelo.

Arlecchino. Che me voggiè ben.

Corallina. Perchè no?

Arlecchino. Anzi perchè de sì.

Corallina. Discorreremo,

Arlecchino. Sentì. So che el padron ve voi ben anca lu, ma mi no m’ importa ; no sé una donna tanto piccola. Za del vostro ben ghe ne poi esser per tutti do.

Corallina. Ma io voglio amare un solo.

Arlecchino. E quello sarò mi.

Corallina. E il padrone che cosa dirà?

Arlecchino. L’è vecchio. Za se sa, che una donna che fa fi- nezze a un vecchio, la lo fa per interesse. A lu le parole, e con mi i fatti. (1) Pap.: Te.