Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/522

506 ATTO SECONDO

Arlecchino. Ancora un pochettin.

Corallina. Via, non è altro. Povero Arlecchino!

Arlecchino. Poveretto!

Corallina. Mi farai questo piacere?

Arlecchino. Ve1 lo farò.

Corallina. Va subito a ritrovare il signor Florindo... Lo conosci il signor Florindo?

Arlecchino. Lo cognosso.

Corallina. Bene, trovalo, e digli che venga qui subito, che la signora Rosaura gli vuol parlare.

Arlecchino. Donca el servizio non l’è per vu; l’è per siora Rosaura.

Corallina. Tu lo fai a me, non lo fai a lei.

Arlecchino. Via, lo farò a vu.

Corallina. Ma avverti bene: non dire che l’ordine te l’ho dato io; ma devi dire averlo avuto dalla signora Rosaura.

Arlecchino. Volì che diga una busìa?

Corallina. È una bugia leggiera: non ti può far disonore.

Arlecchino. Basta, m’inzegnerò. Ma anca mi voggio un servizio da vu.

Corallina. Che cosa vuoi? Dimmelo.

Arlecchino. Che me voggiè ben.

Corallina. Perchè no?

Arlecchino. Anzi perchè de sì.

Corallina. Discorreremo.

Arlecchino. Sentì. So che el padron ve vol ben anca lu, ma mi no m’importa; no sè una donna tanto piccola. Za del vostro ben ghe ne pol esser per tutti do.

Corallina. Ma io voglio amare un solo.

Arlecchino. E quello sarò mi.

Corallina. E il padrone che cosa dirà?

Arlecchino. L’è vecchio. Za se sa, che una donna che fa finezze a un vecchio, la lo fa per interesse. A lu le parole, e con mi i fatti.

  1. Pap.: Te.