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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/520


Corallina. Un certo signor Lelio ...

Rosaura. Lo conosco. Il cielo mi liberi da quelK uomo feroce. Ho avuto un padre collerico, non voglio un marito bestiale.

Corallina. Se saprete fare, lo ridurrete come un agnello. Non vedete come ho fatto io col vostro signor padre ? Se tanto è riuscito a me col padrone, molto più potrete compromettervi da un marito.

Rosaura. Ma io non ho quella bella abilità che avete voi.

Corallina. In che credete voi che consista questa mia abilità?

Rosaura. Cara Corallina, ci conosciamo; non mi fate dir altro.

Corallina. Signora Rosaura, voi mi pungete.

Rosaura. Orsù, lasciamo andare le cose che non servono a nulla. Io amo il signor Florindo, e lo desidero per marito.

Corallina. Circa al signor Florindo, vi potete leccar le dita.

Rosaura. Farò parlare a mio padre, e può essere ch’ei si con- tenti. Ho speranza che sarà mio.

Corallina. Voi creperete colla voglia in corpo.

Rosaura. Ed io spero che l’averò.

Corallina. Ed io vi dico di no, e poi un’altra volta no, e ses- santa volte no.

Rosaura. Comanda ella, signora ?

Corallina. Comanda, o non comanda, so quel che dico.

Rosaura. Ah sì, ha da essere la mia signora madre.

Corallina. Quel che ho da essere, nemmeno voi lo sapete.

Rosaura. Ma sulla mia volontà non avrebbe l’ arbitrio assoluto nemmeno quella che mi ha generato.

Corallina. Che sentimenti gravi ! eroici ! Ma Florindo non l’averà.

Rosaura. Sì, l’averò a vostro dispetto.

Corallina. Poverina !

Rosaura. Siete un’ impertinente. (parte)

Corallina. Fraschetta ! a me impertinente ? Questa parola ha da costarti assai cara. Vedrai chi sono, e ti pentirai d avermi insultata.