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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/52


SCENA XV.

Servitore con il tè, e detti.

Pancrazio. Beviamo il tè.

Rainmere. Ben obbligato. (bevono il tè PANCR.A.ZIO. Non avrei mai creduto, che (0 aveste di me così poco concetto.

Rainmere. Sì, anzi tutto. (bevendo)

Pancrazio. La vostra dote sarebbe sicura.

Rainmere. Sicurissima.

Pancrazio. E la gio\àne non istarebbe bene?

Rainmere. No; perdonate.

Pancrazio. Ma perchè no?

Rainmere. Vostro figlio non è puntuale.

Pancrazio. E giovine, il matrimonio lo assoderà.

Rainmere. Prima si assodi ; poi si mariti.

Pancrazio. Finalmente son io che la chiede.

Rainmere. Per chi?

Pancrazio. Per mio figlio.

Rainmere. Perdonate.

Pancrazio. E se la chiedessi per me, me la dareste?

Rainmere. Sì, con tutto il cuore.

Pancrazio. Bisognerebbe poi vedere se ella fosse contenta.

Rainmere. Lo sposo ha da piacere a lei. Pancfiazio. Dunque non faremo niente.

Rainmere. Buon tè, buon tè. (bevendo)

Pancrazio. Ho capito, monsieur, voi mi burlate.

Rainmere. Io? Mi mara\iglio.

Pancrazio. Compatitemi, non mi pare di ritrovare in voi quella amicizia che mi avete protestata.

Rainmere. Provatemi.

Pancrazio. Io son un uomo, che per gli amici darei il sangue. Voi non credo fareste lo stesso per me. (I) Pap.: che dopo ire mesi ecc.