Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/483


467

A SUA ECCELLENZA

IL SIGNOR

CATERINO CORNARO

PATRIZIO VENETO


GRAZIE doveva io rendere all’E. V. due mesi sono, per aver Ella alcuni versi ad onor mio fatti pubblicar colle stampe, lo che spiega il generoso animo suo verso di me, e la protezione amorosa al mio nome ed alle opere mie benignamente donata. Supplisco a un tal dovere presentemente, e poichè altro non posso in segno di grato animo all’E. V. offerire, questa Commedia umilmente le dedico e le consacro, non perchè cosa sia all’alto merito suo conveniente, ma perchè collocando io, per tal modo, il nome dell’E. V. fra quelli de’ Protettori e Padroni miei, un segno Ella abbia da me dell’ossequio mio, e gloria a me derivi, pubblico facendo al mondo il dono che Ella si degna farmi dell’alta sua Protezione. Il pregio di questa può rilevarsi da chi sa la grandezza dell’illustre di lei Famiglia, da chi conosce i personali pregj di V. E. Ma a chi mai non è noto essere la Famiglia Cornaro delle più antiche, delle più illustri, e delle più doviziose della Repubblica? Tre grandi prerogative: antichità, lustro e ricchezza. La prima, prova la Nobiltà; la seconda, la rende qualificata; la terza, la fa risplendere. Non vi è dignità, non vi è grado nella Repubblica, sacro, militare, politico, di cui cotal eccelsa Famiglia non sia stata in ogni tempo partecipe; e l’aureo manto Ducale, e la porpora Cardinalizia, e ’l Patriarcale seggio più e più volte fu da’ Cornari occupato, ed uscì dal vostro glorioso Ceppo la celebre Caterina Cornaro, che nell’anno 1470 fu data in isposa a Jacopo Re di Cipro, il quale dopo tre anni morì, e lasciolla gravida di un bambino, un anno anch’egli dopo il di lui natale all’altra vita passato. Resse Caterina per anni