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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/468


SCENA XV.

Lo Spenditore e detti.

Spenditore. Signore, è qui il signor Lelio che vorrebbe riverirla.

Pantalone. Padron, che el resta servido.

Rosaura. Chi ! Il mio sposo dov’è ?

Spenditore. È andato fuori di casa. (parte

SCENA XVI.

Pantalone e Rosaura.

Rosaura. Voglio andar ancor io.

Pantalone. Estu matta ?

Rosaura. Ma io ...

Pantalone. Aspèttelo, che el vegnirà.

Rosaura. Anderò intanto ....

Pantalone. A cossa far ?

Rosaura. A salutare la mia bambola.

Pantalone. (Vardè che sesto de muggier !) Siora no. Stè qua. (Se la lasso andar via, la fa qualche strambezzo. No vedo l’ora che Florindo la sposa, e che el me leva sto spin dm occhi). (da sé

SCENA XVII.

Lelio e detti.

Lelio. Signore, scusate se vengo ad incomodarvi.

Pantalone. Patron, me maraveggio. In cossa la pòssio servir ?

Rosaura. (Signor padre). (piano)

Pantalone. (Cosse gh’è?)

Rosaura. (Se il signor Florindo non torna, prenderò questo), (piano)

Pantalone. (Se poi sentir de pezo ? Aspèttelo, che el tornerà), (da se) E cussi la diga, sior.

Lelio. Avete saputo l’insulto fattomi dal signor Ottavio ?