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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/464


SCENA XII.

Corallina e detto.

Corallina. (Eccolo qui quel suggettaccio). (da se)

Ottavio. Signora Corallina, la riverisco.

Corallina. Serva sua divotissima. (con ironìa caricata)

Ottavio. Padrona mia sguaiatissima.

Corallina. E un signore molto grazioso vossignoria.

Ottavio. I suoi riflessi, signora.

Corallina. Eh, io non sono né bella, ne graziosa, ne spiritosa.

Ottavio. Ho tanto rispetto per lei, che non ardisco di darle contro.

Corallina. Ma con tutto questo, ho più denari in tasca che lei.

Ottavio. Oh senz’ altro. Fra il salario, gli avanzi di tavola, le chiavi della dispensa, quelle della cantina, qualche ambasciata, qualche viglietto amososo, chi ha spirito fa denari.

Corallina. Come! Io una ladra? Io una mezzana? Mi maravi- glio di voi. Sono una fanciulla onorata.

Ottavio. Ditemi la verità, che cosa frutta più? La dispensa, la cantina, o 1 acciarino ? (fa il cenno di batter l’acciarino)

Corallina. Cos’ è questo battere l’acciarino ? Con questa imper- tinenza offendete me, offendete la mia padrona.

Ottavio. Ambasciate cunorose a lei non ne avete mai fatte?

Corallina. Signor no, mai.

Ottavio. La vostra padrona è tanto sincera, che non le darebbe r animo di dir cosi.

Corallina. Sentite che impertinenza!

Ottavio. Ma quando sarà mia moglie, vossignoria averà finito.

Corallina. Si fanno dunque queste nozze?

Ottavio. Si fanno, non (l) si fanno ... Dico che se la signora Bea- trice fosse mia moglie, le ambasciate sarebbero finite. CoFlALLINA. Eh sì, queste nozze si faranno senz’altro.

Ottavio. Perchè, signora? (1) Zatta : o non.