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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/463



casa, mi si è anche (’) aperto il cuore, e giubbilo dall’alle- grezza.

Beatrice. (Voglio assicurarmi). (da se)

Ottavio. Ma voi state li ingrugnata, che parete la balia di Ra- damanto.

Beatrice. Grazioso al solito!

Ottavio. Me la vo’ mordere questa linguaccia del diavolo ! (Non mi posso tenere). (da sé.)

Beatrice. (Anderò io dal signor Pantalone). (da aè)

Ottavio. Via, finalmente siamo soli. Quando non vi è nessuno, datemi licenza che io possa dir qualche barzelletta.

Beatrice. Trattenetevi, signor Ottavio, che or ora tomo.

Ottavio. Andate fuori di casa?

Beatrice. Vo qui da una mia vicina. Tomo a momenti.

Ottavio. Accomodatevi ; ma non mi fate aspettar sino a sera.

Beatrice. Tornerò presto. (Il cuor mi dice ch’ io non gli creda). (da sé, parte

SCENA XI.

Ottavio solo. Bisogna poi dirla, ch’ io piuttosto son fortunato. Per due o tre delle mie vivezze aveva perso in un giorno e la grazia di Bea- trice, e quella del signor Pantalone; lode al cielo, ho ricu- perata l’una e l’ altra, e spero con questi due appoggi stabi- lire la mia fortuna. Brighella in verità ha fatto assai per me, gli sono veramente obbligato. A suo tempo lo saprò riconoscere. Quando ne ho, non mi lascio vincer da nessuno. Cosi avessi tenuto conto del mio, come ora sarei in grado di dame, e non di andare, si può dir, mendicando. Eh, da qui innanzi averò giudizio; sarò cauto, sarò prudente. (1) Zatta : ancora. hh