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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/452


SCENA II.

Pantalone 50/0. Brighella xe un omo de cuor, e l’ esempio dei boni dispone i altri a far ben ; anca mi son inclina a soccorrer i bisognosi, e V ho fatto volentiera co sior Ottavio, ma le so male grazie me lo aveva fatto scartar. Brighella me toma a pregar, e me toma a mover a compassion ; dove che posso Y agiuterò, ma in casa mia no certo.

SCENA III.

Ottavio e detto.

Ottavio. Servitor umilissimo, signor Pantalone. (mortificato)

Pantalone. Coss’è, sior? Seu mortifica?

Ottavio. Assai.

Pantalone. Vostro danno. Chi v’ ha insegna a parlar co le putte cussi da matto?

Ottavio. Sono una bestia, lo confesso. L’ho però fatto senza malizia, ve ne domando scusa.

Pantalone. Vardè se gh’ ave giudizio : in tempo che geri qua per far un conto che v’ aveva dà da far, lasse el conto da banda, e ve perde in pettegolezzi ?

Ottavio. Per carità, non mi mortificate d’ avvantaggio. Il conto, si- gnore, eccolo qui.

Pantalone. Elo fatto? (lo prende)

Ottavio. E fatto.

Pantalone. (Osserì^a, e Ugge piano, borbottando, poi dice) Bon, pulito, el conto va ben : diseme, caro sior Ottavio, da galantomo e da omo d’ onor. Sto conto l’ aveu veramente fatto vu ?

Ottavio. Da galantuomo? Da uomo d’onore? Con questi scon- giuri ? Non l’ho fatto io.

Pantalone. Ma donca, con che idea ve seu esebio de vegnir in tei mio negozio, se no se franco de sta sorte de conti?

Ottavio. Vi dirò. Di conti ho qualche infarinatura. Qualche ta-