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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/45


Ho detto che voleva i miei denari, supposto che non mi vo- leste pagar i frutti.

Giacinto. Non so niente. Vedo che non vi fidate, ed io vi voglio soddisfare. (come sopra)

Corallina. Ditemi, in grazia, in quanti anni diverrebbero quat- trocento ?

Giacinto. Nelle mie mani, m’ impegno in pochissimo tempo.

Corallina. Ma pure?

Giacinto. In tre o quattro anni al più.

Corallina. Ditemi : e se fossero adesso trecento, nel medesimo tempo diverrebbero seicento.

Giacinto. Con la stessa regola, non v’ è dubbio.

Corallina. Sentite, in confidenza. Ho prestati cento e cinquanta ducati anche al vostro signor padre, ma non mi paga altro che il sei per cento.

Giacinto. Fate una cosa. Procurate che ve li renda, e venite da me, che vi darò il dieci.

Corallina. Son quasi in istato di farlo.

Giacinto. Ma poi un giorno o l’altro tornerete da capo con vo- lere i vostri denari, non vi fiderete, mi farete andar in col- lera, onde è meglio ch’ io ve li dia adesso.

Corallina. No, caro signor Giacinto, li tenga. Mi faccia questa carità.

Giacinto. Via, per farvi piacere, li tenò.

Corallina. E gli porterò quegli altri, quando il signor Pancrazio me li avrà restituiti.

Giacinto. Ma sopra tutto badate che non si sappia; non par- late con nessuno, non lo dite nemmeno ai vostri congiunti. Nep- pure al vostro amoroso.

Corallina. Oh, io amanti non ne ho.

Giacinto. Eh, ti conosco.

Corallina. No, davvero.

Giacinto. Vuoi far all’amore con me?

Corallina. Oh, col padrone non m’impiccio.

Giacinto. Vien qui, fammi una finezza.