Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/443


Brighella. Subito da siora Beatrice.

Ottavio. A far che?

Brighella. Ve dirò per strada. Andemo.

Ottavio. Atti di viltà non ne fo sicuramente.

Brighella. Gh’ è un in casa con eia. So che i parla de certe cose ... L’ è ben che andemo a interromper.

Ottavio. Sì, andicuno. Sto a vedere che Lelio mi tradisca.

Brighella. Ho paura de sì.

Ottavio. Giuro al cielo, lo ammazzerò. Dopo averlo io introdotto, invitato a pranzo, che mi facesse una sì nera azione!

Brighella. Mo perchè invidarlo?

Ottavio. Andiamo. (prova se la spada esce del fodero)

Brighella. No, non faremo gnente. Ghe voi flemma. Femo cussi, andemo prima da sior Pantalon.

Ottavio. No, voglio andare da Beatrice.

Brighella. Sior Pantalon aspetta quel conto.

Ottavio. Ecco il conto. Portateglielo voi per me.

Brighella. Mo sior no, non va ben.

Ottavio. Quegli... è Lelio.

Brighella. Sior sì, l’è lu.

Ottavio. Per bacco, voglio che mi renda conto. (parte)

Brighella. Fermeve; sentì. Oh che testa! Oh che omo! Oh che bestia senza giudizio ! (va dietro ad Ottavio

SCENA XVI.

Camera in casa di Pantalone. Pantalone e Rosa|ura.

Pantalone. Cara siora, vegnì qua che nissun ne senta. Cossa me andeu disendo?

Rosaura. Dico così, che vorrei fare anch’ io quello che hanno fatto la signora Flamminia, la signora Luisa e la signora Co- stanza.

Pantalone. Vorressi donca maridarve anca vu, come le ha fatto eie ?

Rosaura. Maritarmi? Non dico questo io.