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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/436


Ottavio. Oh, si sa bene ; non lo dico già per questo ; sentirete. (a Lelio Bel^TRICE. (Mi fa venire i rossori sul viso). (da sé)

Servitore. (Porta da bere a Lelio e ad Ottavio-)

Ottavio. Questo è vino vecchio. Lexio. Sarà buono.

Ottavio. Sì, piace anche alla signora Beatrice. E di quello che mette forza, « Declinando V età matura e frale.

Beatrice. Come?

Ottavio. Niente. (ridendo forte)

Lelio. Signor Ottavio, voi prendete troppo la mano colla signora

Beatrice.

Ottavio. Io? Oh, la mia padroncina, e poi non più.

Beatrice. Meno spirito e più prudenza, signore.

Ottavio. Non posso essere che prudente, se sto con lei.

Beatrice. Perchè, padrone?

Ottavio. « Della matura età prudenza è figlia. (recita il verso con caricatura)

Beatrice. Voi vi abusate della mia tolleranza. (s’alza)

Ottavio. Come? Perchè?

Beatrice. Siete un temerario. (parte

SCENA IX.

Ottavio e Lelio.

Ottavio. Avete sentito? (a Lelio)

Lelio. In fatti, la pungete un po’ troppo.

Ottavio. Io scherzo. Lo fo per ridere.

Lelio. Questi scherzi sono troppo avanzati.

Ottavio. Voi le date la ragione per farmi dire.

Lelio. Le do la ragione, perchè la merita.

Ottavio. Eh via! Vi conosco; volete farmi taroccare.

Lelio. Alle donne conviene portar rispetto.

Ottavio. Niuno più di me rispetta e stima la signora Beatrice.