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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/435


Ottavio. Compatitemi, signora, ho qualche cosa per il capo. Caro cimico, non mi abbadate. Qualche volta sono una bestia.

Corallina. (Oh cara quella bocca ! Ha detto una volta la verità). (da sé)

Lelio. Io non son qui per criticare le azioni vostre. Son favorito...

Ottavio. Oh via, sticono allegri. In tavola. (chiama)

Corallina. Subito, Eccellenza. (jjarte

SCENA VIII.

Ottavio, Lelio, Beatrice; poi il Servitore che porta in tavola.

Beatrice. Vorrei che aveste un poco di prudenza, (piano ad Ottavio)

Ottavio. Perdoni, signora Beatrice, oggi sono di gala.

Servitore. (Con un piatto, e lo mette in tavola.)

Ottavio. Questa roba che cosa è ? (al servitore)

Servitore. Agnello, ^signore.

Ottavio. Agnello ? E pecora, (assaggiandolo) Alla signora Beatrice non gliene do.

Beatrice. Perchè, signore?

Ottavio. Cane non mangia di cane. (ridendo)

Beatrice. Questo vostro barzellettare ...

Lelio. (Ottavio ha una gran confidenza). (da sé)

Ottavio. E agnello, o pecora ? (al servitore)

Servitore. Pare a lei ch’ io le volessi dar della pecora ? E agnello, le dico.

Ottavio. Via, quand’ è così, prenda, (ne dà a Beatrice) Prenda dell’ agnellino innocentino come lei. (ridendo)

Beatrice. Bravo ! spiritoso ! (con ironia)

Lelio. (No, no, non ci vengo più). (da sé)

Ottavio. Da bere, (d servitore va per prenderne) Con licenza della padrona di casa, portate di quel vino che ho mandato io ieri mattina. Sentirete un bicchier di vino prelibato. (a Lelio)

Beatrice. Parrà, signor Ottavio, che in casa mia non ci sia del vino. Voi non provvedete la mia cantina.