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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/423


Rosaura. Oh, voglio Io sposo ; non vi anderò.

Ottavio. (Povera ragazza ! ha volontà di marito, e le signore zie la vogliono sagrificare. Avviserò io suo padre, che badi bene ... Oh eccolo ... Il conto ... Diavolo ! non ho fatto niente). (da sé

SCENA XVII.

Pantalone ed i suddetti.

Pantalone. Cossa feu qua, siora ? (a Rosaura)

Rosaura. Son venuta a prendere la mia bambola.

Pantalone. Aveu fatto el conto, sior Ottavio?

Ottavio. Vi dirò, signore ... Per dire il vero, è venuta qui la signora vostra figlia ; mi ha dette tante cose graziose, che ho perduto il tempo, e non ho fatto niente.

Pantalone. Me despiase. L’ho fatto mi, vardè mo se el va ben?

Ottavio. (Legge piano, borbottando) Bene. Bravo. Va benissimo.

Pantalone. Via, adesso mo felo anca vu.

Ottavio. Eh, caro signor Pantalone, che serve ? Quando Y ha fatto lei!

Pantalone. Ho gusto, co l’è fatto, de confrontarlo.

Ottavio. Se vuol vedere se io so fare i conti, è un altro discorso. Adesso è ora di andare a pranzo ; se mi permette, lo porto con me, e oggi lo avrà fatto.

Pantalone. Benissimo, son contento.

Ottavio. All’ onore di riverirla, (parte

SCENA XVIII.

Pantalone e Rosaura.

Pantalone. Stè a veder, che costù el va a farse far el conto. Basta, avanti de torlo, ghe penserò. El gh’ha delle chiaccole assae, ma bisogna veder se i fatti corrisponde. E cussi, siora, cossa ve disevelo el sior Ottavio?