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408 ATTO PRIMO

Rosaura. No? Perchè?

Ottavio. Perchè starete meglio con uno sposo al fianco.

Rosaura. Davvero?

Ottavio. Sì davvero.

Rosaura. Oh, lo voglio dire alla signora zia.

Ottavio. No, badate; se glielo dite, non fate niente.

Rosaura. Uno sposo?

Ottavio. Sì, uno sposo.

Rosaura. E che cosa si fa dello sposo?

Ottavio. (Oh bella innocenza!) (da sè) Si passa il tempo con pace, con allegria, si va con lui ai teatri, alle conversazioni, ai festini: altro che star lì tutto il giorno a piangere il morto colla signora zia!

Rosaura. Se ne trovano degli sposi?

Ottavio. Certo che se ne trovano.

Rosaura. Me ne troverete uno?

Ottavio. Perchè no? Lo diremo al vostro signor padre.

Rosaura. Costerà assai?

Ottavio. Eh, voi averete tanto che basta per trovarlo.

Rosaura. Io non ho altro che dieci baiocchi.

Ottavio. No, carina, gli uomini non costano così poco.

Rosaura. Eh! Lo sposo ... è un uomo?

Ottavio. Sì, un uomo.

Rosaura. Oh, non ho bisogno di spender denari a comprarlo; posso valermi del signor padre.

Ottavio. Eh ragazza mia, il padre non serve.

Rosaura. Voi servireste?

Ottavio. Potrebbe darsi di sì. Ma io sono dato via. Sono impegnato.

Rosaura. Oh, mi dispiace.

Ottavio. (Eppure, se non avessi data la parola a Beatrice, questa ragazza sarebbe il mio caso. Ma sono un galantuomo, sono un uomo d’onore). (da sè)

Rosaura. Me lo troverà la signora zia.

Ottavio. Fate a mio modo, dalla zia non vi andate più. Se vi andate, non vi è più sposo.