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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/422


Rosaura. No ? Perche ?

Ottavio. Perchè starete meglio con uno sposo al fianco.

Rosaura. Davvero ?

Ottavio. Sì davvero.

Rosaura. Oh, lo voglio dire alla signora zia.

Ottavio. No, badate ; se glielo dite, non fate niente.

Rosaura. Uno sposo ?

Ottavio. Sì, uno sposo.

Rosaura. E che cosa si fa dello sposo ?

Ottavio. (Oh bella innocenza !) (da se) Si passa il tempo con pace, con allegria, si va con lui cii teatri, alle conversazioni, ai festini : altro che star Ti tutto il giorno a piangere il morto colla si- gnora zia !

Rosaura. Se ne trovano degli sposi ? Ottavio, Certo che se ne trovano.

Rosaura. Me ne troverete uno ?

Ottavio. Perchè no? Lo diremo al vostro signor padre.

Rosaura. Costerà assai ?

Ottavio. Eh, voi averete tanto che basta per trovarlo.

Rosaura. Io non ho altro che dieci baiocchi.

Ottavio. No, carina, gli uomini non costano così poco. RoS/VURA. Eh ! Lo sposo ... è un uomo ?

Ottavio. Sì, un uomo.

Rosaura. Oh, non ho bisogno di spender denari a comprarlo; posso valermi del signor padre.

Ottavio. Eh ragazza mia, il padre non serve.

Rosaura. Voi servireste ?

Ottavio. Potrebbe darsi di sì. Ma io sono dato via. Sono impegnato.

Rosaura. Oh, mi dispiace.

Ottavio. (Eppure, se non avessi data la parola a Beatrice, que- sta ragazza sarebbe il mio caso. Ma sono un galantuomo, sono un uomo d’onore). (da sé)

Rosaura. Me lo troverà la signora zia.

Ottavio. Fate a mio modo, dalla zia non vi andate più. Se vi andate, non vi è più sposo.