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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/421


Ottavio. Compatite; non l’ho fatto apposta.

Rosaura. Voglio dirlo alla signora zia.

Ottavio. Venite qua, signorina bella, non fuggite.

Rosaura. Ho da andare dalla signora zia.

Ottavio. Dove sta la vostra signora zia?

Rosaura. La signora zia sta colle sue sorelle.

Ottavio. Sono sorelle di vostro padre, o della vostra signora madre ?

Rosaura. Mia madre è morta.

Ottavio. Ha fatto altri figliuoli la vostra signora madre?

Rosaura. Dopo che è morta no.

Ottavio. E prima?

Rosaura. Non lo so.

Ottavio. Ma siete voi figlia sola?

Rosaura. Oh signor no, con le signore zie vi sono dell’ altre figliuole.

Ottavio. Sorelle vostre?

Rosaura. No sorelle, compagne.

Ottavio. (Con questa semplice io ci ho il maggior gusto del mondo). (da sé)

Rosaura. Voi chi siete, signore ?

Ottavio. Io sono il primo ministro del negozio di vostro padre.

Rosaura. Non intendo. Non so che cosa sia.

Ottavio. Sono il suo complimentario.

Rosaura. Oh SI, insegnatemi dei complimenti. Quando vado dalla signora zia, me ne fanno tcuiti, ed io sto lì come una mar- motta, e mi dicono che non so fare i complimenti. Se me 1 in- segnate, vi dono questa bambola.

Ottavio. Ve ne insegnerò quanti volete, senza interesse, perche siete bellina, perchè siete graziosa.

Rosaura. Oh, lo voglio dire alla signora zia.

Ottavio. Non le dite nulla. Non andate, restate qui.

Rosaura. Mi aspettano, e poi vi anderò del tutto, e non tornerò più a casa.

Ottavio. Ho sentito dire, che vi vogliono cacciare in un ritiro. Ragazza mia, non vi consiglio a andarvi.