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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/406


SCENA II.

Beatrice sola. Gran temeraria è costei! E vero che mi ama, e quel che dice procede da amore, ma è troppo insolente, non distingue i ter- mini, le convenienze, il rispetto. Ottavio ha il suo gran merito. Voglio credere che in qualche occasione la sua franchezza gli abbia alquanto pregiudicato : ma finalmente la sua virtù lo farà risorgere. Se ottenà egli in Bologna un impiego che gli con- venga, sarà facile ch’ io condiscenda a sposarlo. Un anno solo m’ obbliga il testamento alla vedovanza per conseguire il legato. Son passati tre mesi, passeranno anche gli altri nove.

SCENA III.

Brighella e la suddetta.

Brighella. Servitor umilissimo.

Beatrice. Oh Brighella, che vuol dire che son due giorni che non ti vedo ?

Brighella. Ho avudo un poco da far, e adesso son qua a darghe una bona nova.

Beatrice. Toccante forse il signor Ottavio ?

Brighella. Appunto, una bona nova de lu. S’ha trova un im- piego, e el starà ben.

Beatrice. Davvero? Me ne rallegro. Che impiego ha egli ot- tenuto ?

Brighella. El sarà primo ministro del negozio del sior Pantalon dei Bisognosi.

Beatrice. Ma come, se egli mi ha detto più volte, che di mer- catura non se ne intende ?

Brighella. Eh, che quella testa sa de tutto. L’è un omo pronto, no ghe manca chiachiare. Sior Pantalon l’ha sentido a parlar, e el s’ ha incanta ; el gh’ ha scomenzà a infilzar suso trenta o quaranta termini mercantili con franchezza, con spirito, tanto che sior Pantalon s’ ha volta, e l’ ha dito : oh che omo de garbo !