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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/394


E questa sincera protesta mia non ad altro tende, se non se a farmele conoscere, che ben inteso son io della dolce ma- niera con cui Ella tratta, la gentilezza ammirabile del di Lei co- stume, il maturo di Lei consiglio, la singoiar benignità, la since- rità del cuore suo, e l’onore che godo della di Lei protezione.

Poca lode a me sembra delle persone che vivono il far derivare la gloria loro da quella degli antenati; se ciò bastasse, chi più dell’E. V. vantar puh in ogni secolo illustri Personaggi, amplissimi Senatori, Dogi eccelsi, che la Prosapia sua feconda resero di dignità e di grandezze? Ne meno dalla ricchezza del patrimonio piacemi trar motivo per esaltare chi la possiede; ma ben l’È. V. merita essere lodato ed esaltato, perchè sa essere umile fra le ricchezze, ed agli onori, che ha dagli Avi suoi ricevuti, sa rendere colle sue virtudi gloria e splendor maggiore.

Per dare all’E. V. un pubblico testimonio dell’ossequio mio, pensai di consacrarle una di quelle Commedie che do alle stampe, ma l’offerta e così tenue e meschina, che arrossisco di me medesimo, non trovandomi cosa da presentarle, che degna sia del di Lei merito e del di Lei grado.

Eppure mi anima a farlo il fortunato incontro che hanno cotali Opere mie in codesta Serenissima Dominante ottenuto. Una Città sì colta, di peregrini ingegni fornita, in cui la letteratura ed il buon gusto fiorisce (niente meno del valor massimo e della vera giustizia), troppo onore ha fatto alle miserabili mie fatiche, acco- gliendole con sì distinto gradimento, che la fortuna han fatto de’ Comici da me diretti 0), che nella Primavera passata, in uno di co- desti Teatri, ne hanno parecchie rappresentate. Doveva io pure trovarmi in tale occasione a godere di grazie cotanto segnalate, ed ebbi cento amorosi eccitamenti, e stimoli, e pressantissimi inviti, ma volle il destino che una malattia di due mesi mi togliesse un sì bel contento.

Godei non per tanto delle relazioni all’onor mio vantaggiose, e queste mi hanno eziandio incoraggito a presentare all’È. V.

( I ) Allude il Goldoni alla Compagnia del teatro di S. Luca, che recitò a Genova nella primavera del 1754.