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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/39



sere illuminato, e conoscere in voi un nnercante di credito, in- dipendente dal padre. Anzi, se mai ...

Giacinto. Non mi parlate di denaro, che non ne voglio.

Lelio. (Non ve li lasciate scappare). (a Giacinto, piano)

Giacinto. (Lasciatemi fare la mia professione, come va fatta). (piano a Lelio)

Dottore. Mi dispiace che il signor Pancrazio non Niene, ed io ho una \isita che mi preme.

Giacinto. Quanto gli voleva dar mio padre di frutto?

Dottore. Il sei per cento.

Giacinto. Eh, lo compatisco. Quando trova i merlotti, li prende. Non dico per dir male di mio padre, ma tutti questi mer- canti vecchi fanno così ; stanno sul piede antico. Tanto vo- gliono pagare sopra il denaro che prendono adesso che gli effetti mercantili si vendono di più, quanto pagavano già trenta o quarantanni, che si vendevcmo meno.

Dottore. Oggi potrebbero dare qualche cosa di più.

Giacinto. A me quando mi è premuto, per fare qualche buon negozio, ho pagato sino l’otto per cento.

Lelio. E anche il dieci. Glacinto. No, no, amico. Non sono meli stato in questo caso. L’otto sì, ma il dieci mai.

Dottore. EXmque vossignoria non a\Tebbe difficoltà di pagare l’otto per cento ?

Giacinto. Se ne avessi bisogno, ma non ne ho bisogno.

Lelio. Ma i denari ai mercanti profittano sempre il doppio.

Giacinto. Se ho lo scrigno pieno, che non ne so che fare !

Dottore. Caro signore, potrebbe da un momento all’altro venirgli l’occasione di servirsene.

Lelio. Quante volte arrivano dei casi che non si prevedono?

Dottore. La prego, signore, metta ella una buona parola per me. (a Lelio)

Lelio. Via, finalmente è un medico, di cui potreste (’) un giorno avere anche bisogno. (a Giacinto (1) Pap.: potrete voi.