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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/379


Beatrice. Andiamo via, prima d’essere scoperte.

Eleonora. Si, sarà meglio.

Rosaura. Andiamo, che il signor Florindo non abbia motivo un’altra volta di rimproverarmi.

Corallina. Un’ occhiatina, e vengo. (corre alla porta)

Beatrice. Via, curiosa!

Corallina. Oh bello! (guardando)

Beatrice. Che cosa e’ è di bello ? (torna verso la porta)

Corallina. Il deser.

Eleonora. Il deser? (verso la porta)

Rosaura. Con i lumi?

Corallina. Bello, di cristallo, coi fiori. Pare un giardino.

Beatrice. Voglio vedere.

Eleonora. Voglio vedere.

Rosaura. Ancor io. ( Tutte s’ accostano e sforzano per vedere, onde si spalanca la porta ( ’ ) ed escono

SCENA VIII.

Pantalone, Ottavio, Lelio, Florindo, Leandro, Flamminio, alcuni con salviette^ alcuni con lumi; e dette.

Pantalone. Coss’è sto negozio?

Lelio. Eh, giuro a Bacco ... (contro Eleonora)

Ottavio. Fermatevi: prudenza, moderazione. (a Lelio)

Pantalone. Come xele qua ste patrone? Chi le ha menade? Chi le ha introdotte?

SCENA ULTIMA.

Brighella e detti.

Brighella. Sior padron, son qua mi. Siori, son causa mi ; le abbia la bontà de ascoltarme; se merito castigo, le me castiga, se merito premio, le iazzà quel che le voi. (1) Pap. aggiunge: e Coralina casca.