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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/371


Ottavio. No, amico, non tanta furia.

Lelio. Siete qui voi colla vostra flemma.

Ottavio. Lasciatemi dir due parole. Voi siete stato burlato da vostra moglie, io dalla mia, ed il signor Florindo da quella che sarà sua. Consideriamo un poco il motivo di questo loro trasporto. O provien dall’amore che hanno per noi, e non ce ne possiamo dolere ; o proviene da un difetto di natura, chiamato curiosità, e dobbiamo compatire il loro temperamento. Chi nasce con dei difetti, merita compassione. L’uomo saggio deve procurar di cor- reggerli senza scandalizzarsi. Ma sappiate, amico, che non è Tira quella che produca le correzioni, ma la ragione. Battete la mo- glie dieci anni, vent’ anni, diverrà sempre peggio. Onde una delle due, o correggerla con amore, o non curarla con indifferenza.

Pantalone. Sior Ottavio dise benissimo, el parla da omo de garbo e da filosofo vero ; ma mi gh’ ho un’ altra regola, che me par più segura, e che ho impara a mie spese. Dalle donne ghe stago lontan, e in fatti ho procura de far sta union de omeni senza donne, e donne qua no ghe n’ ha da vegnir. E ve prego, cari amici, custodì le chiave ; che se le donne ve tol le chiave, ave persa affatto la libertà.

Florindo. Io sono stato il più debole, il più pazzo di tutti. Con- fesso la mia insensatezza. Ho date io medesimo le chiavi in deposito alla signora Rosaura, ne mi sarei mai creduto ch’ ella mi potesse tradire ...

Ottavio. Via, non andate in collera. Amore accieca. Ha accie- cato voi nel dargliele, ha acciecato lei nel servirsene. Col tempo ci vedrete meglio. Verrà pur troppo quel tempo, che voi non - le renderete conto dei vostri passi, ed ella non curerà saper dove andiate.

SCENA III.

Leandro e detti.

Leandro. Amicizia, (tutti fanno con lui il solito complimento) Signor Pantalone, avete detto nulla a questi signori di quel compagno che vi ho proposto?