Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/365


Florindo. Tacete; se non mi amate, non meritate di essere com- patita, e se mi amate, vi serva di regola e di castigo la pena che giustamente provate. (apre ed entra

SCENA XXIV.

RosAURA ed Arlecchino.

Rosaura. Oimè ! Arlecchino.

Arlecchino. Signora.

Rosaura. Mi vien male.

Arlecchino. Forti. Mi no gh’ho alter che un poco de moccolo de lanterna.

Rosaura. Mi sento morire.

Arlecchino. Aiuto, gh’è nissun?

SCENA XXV.

Beatrice, Eleonora, Corallina, da varie parti; e detti.

Eleonora. Che c’è?

Corallina. Che cosa è stato?

Beatrice. Figliuola mia.

Rosaura. Signora madre, veniva in traccia di voi.

Beatrice. Ed io veniva in traccia di te.

Arlecchino. E mi andava a scarpioni (a).

SCENA XXVI.

Brighella colle candele di cera, e detti.

Brighella. Coss è sto negozio ? A st’ora ? Cosse sto mercà de donne ?

Corallina. Brighella, eccoci qui : una, due, tre e quattro. Siamo quattro femmine disperate. (a) Dice che andava a caccia di scorpioni, per dire una facezia.