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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/362



prender la mano sì di buon’ora, perchè poi ve ne pentirete. Le donne dicono volentieri quella bella parola voglio; e quando si fa loro buona una volta, non la tralasciano più.

Florindo. Non so che dire. Questa volta ho dovuto fare così ; un’altra volta poi...

Ottavio. Oh via, regolatevi con prudenza. Amico Lelio, andiamo, e lasciamo in pace questo povero innamorato, (cerca la chiave)

Lelio. Eh amico, quando sarete ammogliato, vedrete il bel diver- timento ! Se vi tocca una moglie come la mia, volete star fresco.

Ottavio. Che chiavi sono queste ?

Lelio. Non sono le vostre chiavi?

Ottavio. Oibò. Ora me ne accorgo : Corallina nel darmi le chiavi ha errato. Questa è quella della cantina, e questa è quella della dispensa. Come diavolo le aveva io in tasca di quell’altro vestito? Non la so capire.

Lelio. Come faremo a entrare? Bisognerà battere.

Ottavio. Ci favorirà il signor Florindo. Ci darà egli le sue.

Florindo. Mi dispiace ... ch’io non le ho.

Ottavio. Oh bellissima !

Lelio. Che cosa ne avete fatto ?

Florindo. Sapendo che io non veniva questa sera, le ho serrate nel mio burro.

Ottavio. Vedete, egli è un giovine di garbo ; custodisce le chiavi ; non le perde come fate voi. (a Lelio)

Lelio. E voi le lasciate in balìa delle donne.

Ottavio. Questo è un bel caso: tutti tre senza chiavi.

Lelio. Bisogna battere.

Ottavio. Sì, battiamo. (battono

SCENA XXI.

Pantalone esce di casa, e detti.

Pantalone. Coss’è, siori, no le gh’ha chiave?

Lelio. Io l’ho perduta.

Ottavio. Ed io l’ho lasciata in casa.