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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/357


Pantalone. Adesso anderò mi a ordinarle dal nostro spizier. E vu, co podè, andè a torle. (a Brighella)

Brighella. Sior si ; metto zo sta roba, e vado subito. Son pien per tutto, no so come far a avrir.

Pantalone. Caro sior Leandro, la ghe averza la porta.

Leandro. Volentieri. (^P’"^)

Brighella. Ho speranza stassera de farme onor.

Pantalone. Distu da senno?

Brighella. La vederà che boccon de cena.

Pantalone. Bravo, gh’ ho a caro.

Brighella. Ma i se n’incorzerà in ti conti. (entra)

Pantalone. N’importa. Co xe ben fatto, spendo volentiera.

Leandro. Signor Pantalone, posso dunque dire all’amico che venga? Pantalone^. Chi xelo? Cossa gh’alo nome?

Leandro. E un certo Flamminio Malduri.

Pantalone. Benissimo, lo proponeremo. Sentiremo cossa che disc i altri.

Leandro. Vorrei condurlo alla cena.

Pantalone. La lo mena; sul fatto se rissolverà.

Leandro. Vado a ritrovarlo. Spero che resterete contento. Ami- cizia. (Pf"’^)

Pantalone. Amicizia. Mi no gh’ ho altra premura, che de veder in te la nostra compagnia zente onesta, de buon cuor, amo- rosa, che in t’una occasion sappia soccorrer un amigo. Tutti a sto mondo gh’ avemo bisogno un dell’ altro, e i xe tanto pochi quelli che fazza ben per bon cuor, che a trovarghene (0 xe più difficile d’un terno al lotto. (parte

SCENA XV.

Eleonora col zendale alla bolognese. L’ ora è avanzata. Voglio vedere se mi riesce il colpo. Quella è la porta, e queste sono le chiavi. Se posso entrare, nascondermi, e vedere senz’ esser veduta, mi chiarirò d’ ogni cosa. E se (1) Pap. aggiunge: quattro in mille.