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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/352


Corallina. Via, non siate cosi curiosa. Abbiate pazienza. Que- sta sera saprete ogni cosa.

Rosaura. Sappimi dir se vi sono donne.

Corallina. Eh, altro che donne. Il tesoro, il tesoro. (parte

SCENA X.

RoSAURA sola. Mai in vita mia ho avuto maggior pena nel desiderare una cosa. Pazienza ! Esse anderanno, e io no. Ma perchè io no ? Perchè sono una fanciulla? E per questo perderei la riputazione? Fi- nalmente, se andassi a spiare che fa il mio sposo, nessuno mi potrebbe rimproverare. Se sapessi come fare ! Mia madre è difficilissima da lasciarsi svolgere. Quando fìssa una cosa, non vi è rimedio.

SCENA XI.

Florindo e detta,

Florindo. Deh perdonate ...

Rosaura. Voi qui?

Florindo. Sì signora. Il vostro signor padre è stato fermato in casa del forestiere, che doveva egli medesimo visitare. Discorrono d’interessi, ed io mi sono preso l’ardire d’ incomodarvi di nuovo.

Rosaura. Meritereste che io vi voltassi le spalle.

Florindo. Perchè, signora? Che cosa vi ho fatto?

Rosaura. Non mi volete dire la verità.

Florindo. E siam qui sempre ! Pagherei assaissimo, che poteste cogli occhi vostri assicurarvi della mia sincerità.

Rosaura. Potete farlo, quando volete.

Florindo. Come ?

Rosaura. Introducetemi di nascosto.

Florindo. Voi ardirete di venir sola?

Rosaura. No, verrò colla serva.

Florindo. Per un simile luogo, la serva non è compagnia che basti.