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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/35


Dottore. Servìtor di vossignoria, signor Pancrazio.

Pancrazio. Fo riverenza al signor dottor Malazucca.

Dottore. Son venuto a incomodarvi.

Pancrazio. Mi comandi : in che posso servirla ?

Dottore. Il vostro servitore Faccenda vi ha detto nulla?

Pancrazio. Mi ha detto che vossignoria vorrebbe impiegare due- mila ducati: è egli vero?

Dottore. E verissimo. In tanti anni che faccio la professione fa- ticosa del medico, ecco quanto ho avanzato, e l’ ho avanzato a forza di risparmiare. Son ormai vecchio, e in vece che l’età mi faccia moltiplicar le faccende, queste mi vanno anzi man- ccuido, perchè il mondo è pieno d’ impostori ; e chi opera se- condo le buone regole di Galeno, non è più stimato. Pazienza ! Ho questi duemila ducati, vorrei impiegarli, e vorrei che la rendita mi bastasse per vivere.

Pancrazio. Vuol far un vitalizio?

Dottore. No, non voglio perdere il capitale.

Pancrazio. Dunque come vorrebbe fare? Duemila ducati, se gl’in- veste in depositi, o in censi, le renderanno il quattro o il cinque per cento.

Dottore. Eh, i censi non son sicuri. Vorrei impiegarli senza pe- ricolo, e vorrei il sette per cento.

Pancrazio. Sarà difficile che ritrovi il sette con la sicurezza.

Dottore. Mi hanno detto che i mercanti li prendono al sette e anche all’otto per cento.

Pancrazio. Quando ne hanno bisogno, può darsi.

Dottore. Voi non ne avete bisogno?

Pancrazio. Non ne ho bisogno, ma per servirla, al sei per cento potrebbe (1) darsi che li prendessi.

Dottore. Il sei è poco, almeno il sei e mezzo.

Pancrazio. Basta, si trattenga qui un momento, se non ha pre- mura, tanto che vada a fare certi conti con uno de’ miei cor- rispondenti, e torno da lei. (1) Pap.: potrà.