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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/349


Ottavio. Mi dispiace aver perduto il caffè. Che me ne facciano un altro.

Beatrice. Vedete che vuol dire non fare a modo delle donne?

Ottavio. Se faceva a vostro modo, era peggio : mi macchiavo l’altro vestito, che è di colore.

Beatrice. Se facevate a modo mio, questo non succedeva.

Ottavio. Sentite, Florindo? Le nostre donne son profetesse. Fe- lici noi, che possediamo un tanto tesoro!

SCENA VI.

Il Servitore, poi Corallina e detti.

Servitore. (Collaltro vestito, lo mette ad Ottavio.)

Ottavio. Signora Beatrice, siete contenta?

Beatrice. Non ancora. (Ho paura che domandi le chiavi), (da sé)

Corallina. Ecco, signore, il fazzoletto, la tabacchiera e le chiavi. (ad Ottavio)

Ottavio. Bravissima ! (ripone il tutto in tasca)

Beatrice. (Anche le chiavi ?) (a Corallina, piano)

Corallina. (Non son quelle, le ho cambiate), (prono a Beatrice)

Beatrice. (Il gran diavolo che è costei !) (da sé)

Ottavio. Cara Corallina, io non ho bevuto il caffè. Ve ne sa- rebbe un altro?

Corallina. In verità, signor padrone, di abbruciato non ve n’ è.

Ottavio. Pazienza ! Lo anderò a bevere fuori di casa.

Beatrice. Lo andrete a bevere al vostro caro ridotto.

Ottavio. Florindo, volete venire con me?

Florindo. Farò quello che comandate. (osserva Rosaura)

Rosaura. Mi guardate? Andate pure; io non vi trattengo.

Ottavio. Amico, è meglio che andicimo. Lasciate che il tempo- rale si sfoghi. Domani sarà buon tempo.

Rosaura. Né domani, né mai.

Ottavio. Mai buon tempo ? Mai ? Sempre nuvolo ? Sempre tem- pesta ? Ragazza mia, e che sì, che s’io suono una certa cam- pana, faccio subito venir bel tempo?