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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/333


Rosaura. Sì, sì, vi ho capito. Vi è il segreto: avrete impegno di non parlare.

Florindo. No, da galantuomo. Non vi è segreto veruno.

Rosaura. Se così fosse, mi direste la verità.

Florindo. La verità ve la dico. Si discorre delle novità del mondo, si leggono dei buoni libri, si giuoca a qualche giuoco d’ in- gegno, senza l’ interesse d’un soldo. Qualche volta si pranza, qualche volta si cena, si passano due o tre ore in buona so- cietà, da buoni amici, e si gode il miglior tempo di questo mondo.

Rosaura. Fra questi divertimenti avete lasciato fuori il migliore.

Florindo. Che vuol dire ?

Rosaura. Quello di passar il tempo colle signore.

Florindo. Oh, qui v’ ingannate. Donne non ve n’ entrano asso- lutamente.

Rosaura. Io non vi credo.

Florindo. Ve lo giuro sull’onor mio.

Rosaura. Compatitemi, non vi credo.

Florindo. Rosaura, voi mi fate un torto che io non merito.

Rosaura. Volete ch’io creda tutto quello che dite?

Florindo. Così vi converrebbe di fare.

Rosaura. Introducetemi a vedere una volta sola, e vi prometto che allora vi crederò.

Florindo. Sì, la vostra fede avrebbe allora un gran merito.

Rosaura. Io non so altro; se non vedo, non credo.

Florindo. Per me vi soddisfarei volentieri.

Rosaura. Che obbietto avete per non farlo?

Florindo. Il divieto de’ miei compagni. RoSAUFlA. Questo divieto è un cattivo segno.

Florindo. Perchè?

Rosaura. Se non vogliono che si veda, vi sarà qualche cosa di brutto.

Florindo. Che vorreste mai che ci fosse?

Rosaura. Donne a tutte Tore.

Florindo. Se ci entrassero donne, il mondo lo vederebbe.