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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/331


Ottavio. Quattro e sedici, dieci e quindici. (scrivendo)

Beatrice. So, so, che cosa si fa in quelle stanze segrete.

Ottavio. Sì ? L’ ho caro. (scrivendo)

Beatrice. Voi rovinate la vostra casa.

Ottavio. Eh, signora no. (scrivendo)

Beatrice. Il giuoco è il precipizio delle famiglie.

Ottavio. Non si giuoca. (scrìvendo)

Beatrice. Non si giuoca ?

Ottavio. No, da galantuomo ; cinque e due sette. (scrivendo)

Beatrice. Dunque che cosa si fa?

Ottavio. Niente di male. (scrivendo)

Beatrice. Se non vi fosse niente di male, vi potrebbe venire anche vostra moglie.

Ottavio. Allora vi sarebbe del male. (scrivendo)

Beatrice. Sì, eh ? Uomo indiscreto !

Ottavio. Quattro via quattro sedici... (scrivendo)

Beatrice. Sia maledetto quando vi ho preso.

Ottavio. E tardi. (scrivendo)

Beatrice. Come tardi ?

Ottavio. Dico che andiamo a pranzo, che è tardi.

Beatrice. Sono anche a tempo d’andarmene da voi, e lasciarvi solo.

Ottavio. Oh, mi fareste la gran carità. (scrivendo)

Beatrice. La mia dote.

Ottavio. Nulla via nulla, nulla. (scrivendo)

Beatrice. Che nulla?

Ottavio. Io faccio i miei conti. Non vi abbado. (scrivendo)

Beatrice. Voglio sapere in quella casa che cosa si fa.

Ottavio. Si sta bene, per servirla.

Beatrice. Siete una compagnia di gente cattiva.

Ottavio. Le donne non ci vengono.

Beatrice. Le donne sono cattive?

Ottavio. Oibò ; dico che da noi non ci vengono.

Beatrice. Se ci venissero, ogni sospetto saria finito.

Ottavio. Le donne sospettano sempre.