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I MERCATANTI 23


gliono. Ungheri, zecchini, doppie, quel che vogliono.1 Quando si è in pericolo di fallire, si procura sostenersi2; e se non crede uno, crede l’altro, e si acquista tempo sinchè si può. (parte)

SCENA IV.
Pancrazio, poi Faccenda.

Pancrazio.3Io sono stato sempre un uomo onorato, e tale sarò fino che viverò. Ho de’ debiti non pochi, ma4 ho de’ crediti e de’ capitali. Se le cose anderanno male, cederò ogni cosa, resterò in camicia, ma non sarò capace di un impostura.

Faccenda. Sono andati via.

Pancrazio. Che hanno detto?

Faccenda. Che l’attenderanno al Banco giro.

Pancrazio. Voglia il cielo, che vi possa andare.

Faccenda. Signor padrone, spero che la sorte questa mattina lo voglia consolare.

Pancrazio. In qual maniera?

Faccenda. Si ricorda vossignoria, che ieri le feci un piccolo discorso di quel medico, che aveva5 desiderio d’impiegare duemila ducati al sette per cento?

Pancrazio. Me ne ricordo, e mi sovviene ancora di avervi risposto, che il sette per cento non si poteva dare, che il sei alla mercantile si lascia correre, ma non più.

Faccenda. Eh, caro signor padrone, quando si ha bisogno, si paga anche l’otto, e anche il dieci.

Pancrazio. E così si va in rovina più presto, e così ha fatto mio figlio; ed io per liberarlo da simili aggravi, ho pagato in contanti, e son rimasto scoperto. Ma se non avessi fatto così, non avrei nemmeno cenere sul focolare.

Faccenda. Egli è qui in sala il signor Dottore; è venuto in persona a offerirglieli; l’ascolti, guardi se per il sei per cento

  1. Pap. aggiunge: Questa è la solita regola che si pratica in tali occasioni.
  2. Pap. aggiunge: a forza di chiacchiere, grandezze, imposture.
  3. Pap. premette: Io non sono di questo cuore. Sono stato ecc.
  4. Pap.: ma tengo anche.
  5. Pap.: teneva.