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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/33



gliono. Ungheri, zecchini, doppie, quel che vogliono. (0) Quando si è in pericolo di fallire, si procura sostenersi (2) ; e se non crede uno, crede l’altro, e si acquista tempo sinché si può. (parte

SCENA IV.

Pancrazio, poi Faccenda.

Pancrazio. 0) Io sono stato sempre un uomo onorato, e tale sarò fino che viverò. Ho de’ debiti non pochi, ma (4) ho de’ crediti e de’ capitali. Se le cose anderanno male, cederò ogni cosa, resterò in Ccunicia, ma non sarò capace di un impostura.

Faccenda. Sono andati via.

Pancrazio. Che hanno detto?

Faccenda. Che l’attenderanno al Banco giro.

Pancrazio. Voglia il cielo, che vi possa andare.

Faccenda. Signor padrone, spero che la sorte questa mattina lo voglia consolare.

Pancrazio. In qual maniera?

Faccenda. Si ricorda vossignoria, che ieri le feci un piccolo di- scorso di quel medico, che aveva (5) desiderio d’ impiegare due- mila ducati al sette per cento?

Pancrazio. Me ne ricordo, e mi sovviene ancora di avervi ri- sposto, che il sette per cento non si poteva dare, che il sei alla mercantile si lascia conere, ma non più.

Faccenda. Eh, caro signor padrone, quando si ha bisogno, si paga anche l’otto, e anche il dieci.

Pancrazio. E cosi si va in rovina più presto, e cosi ha fatto mio figlio ; ed io per liberarlo da simili aggravi, ho pagato in contanti, e son rimasto scoperto. Ma se non avessi fatto così, non avrei nemmeno cenere sul focolare.

Faccenda. Egli è qui in sala il signor Dottore; è venuto in persona a offerirglieli ; l’ ascolti, guardi se per il sei per cento (I) Pap. aggiunge: Questa è la solila regola che si pratica in tali occasioni. (2) Pap. aggiunge : a forza di chiacchiere, grandezze, imposture. (3) Pap. premette : Io non sono di questo cuore. Sono stato ecc. (4) Pap.: ma tengo anche. (5) Pap.: teneva.