Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/326


Rosaura. Ed io dico che faranno all’amore.

Beatrice. Basta, mi chiarirò.

Rosaura. Come, signora madre ?

Beatrice. Voglio andare a sorprenderli ali’ improvviso.

Rosaura. Oh, quanto pagherei a venirci ancor io!

Beatrice. Alle fanciulle non è permesso. Vi andrò io, e vi saprò dir tutto.

Rosaura. Voi non mi direte la verità.

Beatrice. Sì, vi dirò tutto. Vedrò chi giuoca e chi non giuoca.

Rosaura. Vi saranno delle donne, e voi non me lo direte.

Beatrice. Eh, che i giuocatori (0 non si curano di donne.)

Rosaura. Ma se non vanno per il giuoco, ma per le donne.

Beatrice. Voi non sapete cosa dite.

Rosaura. Così non dicessi la verità. Quando il cuore mi sugge- risce una cosa, non falla mai.

SCENA V.

Eleonora e dette.

Eleonora. Chi è qui? Si può venire?

Beatrice. Venite, signora Eleonora, venite. A quest’ ora? Siete venuta a pranzo con noi ?

Eleonora. Son venuta a dirvi in confidenza, che ho saputo final- mente che cosa si fa dai nostri mariti in quel luogo (2) segreto.

Beatrice. Io me \ immagino. Giuocheranno da traditori.

Eleonora. Oibò.

Rosaura. Sarà poi come dico io : vi saranno delle signorine.

Eleonora. No, v’ ingannate. Io ho saputo ogni cosa. Sentite, ma in segretezza. Fanno il lapis philosophorum.

Beatrice. Sapete che si può dare ? Mio marito sa di filosofia : sarà egli il capomastro.

Rosaura. Come lo avete saputo, signora Eleonora ?

Eleonora. Vi dirò tutto, ma ... non parlate per amor del cielo. (I) Pap. aggiunge: quando sono lì. (2) Pap., Pasq. ecc.: loco.