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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/271


LA LOCANDIERA 259

Servitore. Dice così, che beva un poco di questo spirito di melissa, che le farà assai bene. (le dà una boccetta d’oro)

Mirandolina. È d’oro questa boccetta?

Servitore. Sì signora, d’oro, lo so di sicuro.

Mirandolina. Perchè non mi ha dato lo spirito di melissa, quando mi è venuto quell’orribile svenimento?

Servitore. Allora questa boccetta egli non l’aveva.

Mirandolina. Ed ora come l’ha avuta?

Servitore. Sentite. In confidenza. Mi ha mandato ora a chiamar un orefice, l’ha comprata, e l’ha pagata dodici zecchini; e poi mi ha mandato dallo speziale a comprar lo spirito.

Mirandolina. Ah, ah, ah. (ride)

Servitore. Ridete?

Mirandolina. Rido, perchè mi manda il medicamento, dopo che son guarita del male.

Servitore. Sarà buono per un’altra volta.

Mirandolina. Via, ne beverò un poco per preservativo, (beve) Tenete, ringraziatelo. (gli vuol dar la boccetta)

Servitore. Oh! la boccetta è vostra.

Mirandolina. Come mia?

Servitore. Sì. Il padrone l’ha comprata a posta.

Mirandolina. A posta per me?

Servitore. Per voi; ma zitto.

Mirandolina. Portategli la sua boccetta, e ditegli che lo ringrazio.

Servitore. Eh via.

Mirandolina. Vi dico che gliela portiate, che non la voglio.

Servitore. Gli volete far quest’affronto?

Mirandolina. Meno ciarle. Fate il vostro dovere. Tenete.

Servitore. Non occorr’altro. Gliela porterò. (Oh che donna. Ricusa dodici zecchini! Una simile non l’ho più ritrovata, e durerò fatica a trovarla). (parte)