Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/255


LA LOCANDIERA 243

SCENA VII.
Il Servitore con una bottiglia sulla sottocoppa, e detti.

Servitore. Il signor Conte ringrazia V. E., e manda una bottiglia di vino di Canarie. (al Marchese)

Marchese. Oh, oh, vorrà mettere il suo vin di Canarie col mio vino di Cipro? Lascia vedere. Povero pazzo! È una porcheria, lo conosco all’odore. (s’alza, e tiene la bottiglia in mano)

Cavaliere. Assaggiatelo prima. (al Marchese)

Marchese. Non voglio assaggiar niente. Questa è una impertinenza che mi fa il Conte, compagna di tante altre. Vuol sempre starmi al di sopra. Vuol soverchiarmi, vuol provocarmi, per farmi far delle bestialità. Ma giuro al cielo, ne farò una che varrà per cento. Mirandolina, se non lo cacciate via, nasceranno delle cose grandi, sì, nasceranno delle cose grandi. Colui è un temerario. Io son chi sono, e non voglio soffrire simili affronti. (parte, e porta via la bottiglia)

SCENA VIII.
Il Cavaliere, Mirandolina ed il Servitore.

Cavaliere. Il povero Marchese è pazzo.

Mirandolina. Se a caso mai la bile gli facesse male, ha portato via la bottiglia per ristorarsi.

Cavaliere. È pazzo, vi dico. E voi lo avete fatto impazzare.

Mirandolina. Sono di quelle che fanno impazzare gli uomini?

Cavaliere. Sì, voi siete ... (con affanno)

Mirandolina. Signor Cavaliere, con sua licenza. (s’alza)

Cavaliere. Fermatevi.

Mirandolina. Perdoni; io non faccio impazzare nessuno. (andando)

Cavaliere. Ascoltatemi. (s’alza, ma resta alla tavola)

Mirandolina. Scusi. (andando)

Cavaliere. Fermatevi, vi dico. (con imperio)

Mirandolina. Che pretende da me? (con alterezza voltandosi)