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240 ATTO SECONDO

Marchese. Vi contentate ch’ella resti ancora un poco? (al Cavaliere)

Cavaliere. Che volete da lei?

Marchese. Voglio farvi sentire un bicchierino di vin di Cipro, che da che siete al mondo, non avrete sentito il compagno. E ho piacere che Mirandolina lo senta, e dica il suo parere.

Cavaliere. Via, per compiacere il signor Marchese, restate. (a Mirandolina)

Mirandolina. Il signor Marchese mi dispenserà.

Marchese. Non volete sentirlo?

Mirandolina. Un’altra volta. Eccellenza.

Cavaliere. Via, restate.

Mirandolina. Me lo comanda? (al Cavaliere)

Cavaliere. Vi dico che restiate.

Mirandolina. Obbedisco. (siede)

Cavaliere. (Mi obbliga sempre più). (da sè)

Mirandolina. Oh che roba! Oh che intingolo! Oh che odore! Oh che sapore! (mangiando)

Cavaliere. (Il Marchese avrà gelosia, che siate vicina a me). (piano a Mirandolina)

Mirandolina. (Non m’importa di lui nè poco, nè molto). (piano al Cavaliere)

Cavaliere. (Siete anche voi nemica degli uomini?) (piano a Mirandolina)

Mirandolina. (Come ella lo è delle donne). (come sopra)

Cavaliere. (Queste mie nemiche si vanno vendicando di me). (come sopra)

Mirandolina. (Come, signore?) (come sopra)

Cavaliere. (Eh! furba! Voi vedrete benissimo...) (come sopra)

Marchese. Amico, alla vostra salute. (beve il vino di Borgogna)

Cavaliere. Ebbene? Come vi pare?

Marchese. Con vostra buona grazia, non val niente. Sentite il mio vin di Cipro.

Cavaliere. Ma dov’è questo vino di Cipro?

Marchese. L’ho qui, l’ho portato con me, voglio che ce lo godiamo: ma! è di quello. Eccolo. (tira fuori una bottiglia assai piccola)