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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/245


LA LOCANDIERA 233


illustrissima piace questa salsa, che l’ha fatta ella colle sue mani.

Cavaliere. Costei mi obbliga sempre più. (l’assaggia) E preziosa. Dille che mi piace, che la ringrazio.

Servitore. Glielo dirò, illustrissimo.

Cavaliere. Vaglielo a dir subito.

Servitore. Subito. (Oh che prodigio! Manda un complimento a una donna!) (da sè, parte)

Cavaliere. È una salsa squisita. Non ho sentita la meglio. (va mangiando) Certamente, se Mirandolina farà così, avrà sempre de’ forestieri. Buona tavola, buona biancheria. E poi non si può negare che non sia gentile; ma quel che più stimo in lei, è la sincerità. Oh, quella sincerità è pure la bella cosa! Perchè non posso io vedere le donne? Perchè sono finte, bugiarde, lusinghiere. Ma quella bella sincerità....

SCENA III.
Il Servitore e detto.

Servitore. Ringrazia V. S. illustrissima della bontà che ha di aggradire le sue debolezze.

Cavaliere. Bravo, signor cerimoniere, bravo.

Servitore. Ora sta facendo colle sue mani un altro piatto; ma non so dire che cosa sia.

Cavaliere. Sta facendo?

Servitore. Sì signore.

Cavaliere. Dammi da bere.

Servitore. La servo. (va a prendere da bere)

Cavaliere. Orsù, con costei bisognerà corrispondere con generosità. È troppo compita; bisogna pagare il doppio. Trattarla bene, ma andar via presto. (Il servitore gli presenta da bere.)

Cavaliere. Il Conte è andato a pranzo? (beve)

Servitore. Illustrissimo sì, in questo momento. Oggi fa trattamento. Ha due dame a tavola con lui.