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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/240

228 ATTO PRIMO

Ortensia. Riceveremo le vostre finezze.

Marchese. Ma io sono stato invitato da queste dame.

Conte. Esse sono padrone di servirsi, come comandano, ma alla mia piccola tavola in più di tre non ci si sta.

Marchese. Vorrei veder anche questa ...

Ortensia. Andiamo, andiamo, signor Conte. Il signor Marchese ci favorirà un’altra volta. (parte)

Dejanira. Signor Marchese, se trova il fazzoletto, mi raccomando. (parte)

Marchese. Conte, Conte, voi me la pagherete.

Conte. Di che vi lagnate?

Marchese. Son chi sono, e non si tratta cosi. Basta. Colei vorrebbe un fazzoletto? Un fazzoletto di quella sorta? Non l’avrà. Mirandolina, tenetelo caro. Fazzoletti di quella sorta non se ne trovano. Dei diamanti se ne trovano, ma dei fazzoletti di quella sorta non se ne trovano. (parte)

Mirandolina. (Oh che bel pazzo!) (da sè)

Conte. Cara Mirandolina, avrete voi dispiacere ch’io serva queste due dame?

Mirandolina. Niente affatto, signore.

Conte. Lo faccio per voi. Lo faccio per accrescer utile ed avventori alla vostra locanda; per altro io son vostro, è vostro il mio cuore, e vostre sono le mie ricchezze, delle quali disponetene liberamente, che io vi faccio padrona. (parte)

SCENA XXIII,
Mirandolina sola.

Con tutte le sue ricchezze, con tutti li suoi regali, non arriverà mai ad innamorarmi; e molto meno lo farà il Marchese colla sua ridicola protezione. Se dovessi attaccarmi ad uno di questi due, certamente lo farei con quello che spende più. Ma non mi preme ne dell’uno, ne dell’altro. Sono in impegno d’innamorar il cavaliere di Ripafratta, e non darei un tal piacere per un gioiello il doppio più grande di questo. Mi proverò;