Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/239


LA LOCANDIERA 227


Mirandolina. Ah! Che ne dice, signor Marchese? Questo gioiello non è galante?

Marchese. Nel suo genere il fazzoletto è più di buon gusto.

Conte. Sì, ma da genere a genere vi è una bella distanza.

Marchese. Bella cosa! Vantarsi in pubblico di una grande spesa.

Conte. Sì, sì, voi fate i vostri regali in segreto.

Mirandolina. (Posso ben dire con verità questa volta, che fra due litiganti il terzo gode). (da sè)

Marchese. E così, damine mie, sarò a pranzo con voi.

Ortensia. Quest’altro signore chi è? (al Conte1)

Conte. Sono il conte d’Albafìorita, per obbedirvi.

Dejanira. Capperi! È una famiglia illustre, io la conosco. (anch’ella i accosta al Conte)

Conte. Sono a’ vostri comandi. (a Dejanira)

Ortensia. È qui alloggiato? (al Conte)

Conte. Sì, signora.

Dejanira. Si trattiene molto? (al Conte)

Conte. Credo di sì.

Marchese. Signore mie, sarete stanche di stare in piedi, volete ch’io vi serva nella vostra camera?

Ortensia. Obbligatissima. (con disprezzo) Di che paese è, signor Conte?

Conte. Napolitano.

Ortensia. Oh! Siamo mezzi patriotti. Io sono palermitana.

Dejanira. Io son romana; ma sono stata a Napoli, e appunto per un mio interesse desiderava parlare con un cavaliere napolitano.

Conte. Vi servirò, signore. Siete sole? Non avete uomini?

Marchese. Ci sono io, signore: e non hanno bisogno di voi.

Ortensia. Siamo sole, signor Conte. Poi vi diremo il perchè.

Conte. Mirandolina.

Mirandolina. Signore.

Conte. Fate preparare nella mia camera per tre. Vi degnerete di favorirmi? (ad Ortensia e Dejanira)

  1. Segue nelle edd. Pap., Bett, ecc.: non bada al Marchese, e si accosta al Conte.