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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/237


LA LOCANDIERA 225


Mirandolina. (Questo è il primo regalo che mi ha fatto, e non so come abbia avuto questo fazzoletto). (da sè)

Dejanira. Signor Marchese, se ne trovano di quei fazzoletti in Firenze? Avrei volontà d’averne uno compagno.

Marchese. Compagno di questo sarà difficile; ma vedremo.

Mirandolina. (Brava la signora Contessina). (da sè)

Ortensia. Signor Marchese, voi che siete pratico della città, fatemi il piacere di mandarmi un bravo calzolaio, perchè ho bisogno di scarpe.

Marchese. Sì, vi manderò il mio.

Mirandolina. (Tutte alla vita; ma non ce n’è1 uno per la rabbia). (da sè)

Ortensia. Caro signor Marchese, favorirà tenerci un poco di compagnia.

Dejanira. Favorirà a pranzo con noi.

Marchese. Sì, volentieri. (Ehi Mirandolina, non abbiate gelosia, son vostro, già lo sapete).

Mirandolina. (S’accomodi pure: ho piacere che si diverta). (al Marchese)

Ortensia. Voi sarete la nostra conversazione.

Dejanira. Non conosciamo nessuno. Non abbiamo altri che voi.

Marchese. Oh care le mie damine! Vi servirò di cuore.

SCENA XXII.
Il Conte e detti.

Conte. Mirandolina, io cercava di voi.

Mirandolina. Son qui con queste dame.

Conte. Dame? M’inchino umilmente.

Ortensia. Serva divota. (Questo è un guasco più badial2 di quell’altro). (piano a Dejanira)

  1. Pap., Bett. ecc.: ma non sanno che non ve n’è ecc.
  2. Guasco badiale in gergo vuol dire un nobile ricco. [nota originale]