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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/234

222 ATTO PRIMO


Mirandolina. Perdoni, illustrissima, non si riscaldi, perchè farà ridere la signora Contessa.

Dejanira. Eh via, che serve?

Ortensia. Contessa, Contessa! (minacciandola)

Mirandolina. Io so che cosa voleva dire, illustrissima, (a Dejanira)

Dejanira. Se l’indovinate, vi stimo assai.

Mirandolina. Voleva dire: Che serve che fingiamo d’esser due dame, se siamo due pedine? Ah! non è vero?

Dejanira. E che sì che ci conoscete? (a Mirandolina)

Ortensia. Che brava commediante! Non è buona da sostenere un carattere.

Dejanira. Fuori di scena io non so fingere.

Mirandolina. Brava, signora Baronessa; mi piace il di lei spirito. Lodo la sua franchezza.

Ortensia. Qualche volta mi prendo un poco di spasso.

Mirandolina. Ed io amo infinitamente le persone di spirito. Servitevi pure nella mia locanda, che siete padrone; ma vi prego bene, se mi capitassero persone di rango, cedermi quest’apparrtamento, ch’io vi darò dei camerini assai comodi.

Dejanira. Sì, volentieri.

Ortensia. Ma io, quando spendo il mio denaro, intendo volere esser servita come una dama, e in questo appartamento ci sono, e non me ne anderò.

Mirandolina. Via, signora Baronessa, sia buona ... Oh! Ecco un cavaliere che è alloggiato in questa locanda. Quando vede donne, sempre si caccia avanti.

Ortensia. È ricco?

Mirandolina. Io non so i fatti suoi.

SCENA XXI.
Il Marchese e dette.

Marchese. È permesso? Si può entrare?

Ortensia. Per me è padrone.

Marchese. Servo di lor signore.