Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/218

206 ATTO PRIMO


Cavaliere. Dove spendo il mio denaro, non ho bisogno di far complimenti.

Conte. Compatitelo. Egli è nemico capitale delle donne. (a Mirandolina)

Cavaliere. Eh, che non ho bisogno d’essere da lei compatito.

Mirandolina. Povere donne! che cosa le hanno fatto? Perchè così crudele con noi, signor Cavaliere?

Cavaliere. Basta così. Con me non vi prendete maggior confidenza. Cambiatemi la biancheria. La manderò a prender pel servitore. Amici, vi sono schiavo. (parte)

SCENA VI.
Il Marchese, Il Conte e Mirandolina.

Mirandolina. Che uomo salvatico! Non ho veduto il compagno.

Conte. Cara Mirandolina, tutti non conoscono il vostro merito.

Mirandolina. In verità, son così stomacata del suo mal procedere, che or ora lo licenzio a dirittura.

Marchese. Sì; e se non vuol andarsene, ditelo a me, che lo farò partire immediatamente. Fate pur uso della mia protezione.

Conte. E per il denaro che aveste a perdere, io supplirò e pagherò tutto. (Sentite, mandate via anche il Marchese, che pagherò io). (piano a Mirandolina)

Mirandolina. Grazie, signori miei, grazie. Ho tanto spirito che basta, per dire ad un forestiere ch’io non lo voglio, e circa all’utile, la mia locanda non ha mai camere in ozio.

SCENA VII.
Fabrizio e detti.

Fabrizio. Illustrissimo, c’è uno che la domanda. (al Conte)

Conte. Sai chi sia?

Fabrizio. Credo ch’egli sia un legatore di gioje. (Mirandolina, giudizio; qui non istate bene). (piano a Mirandolina, e parte)