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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/217


LA LOCANDIERA 205


Marchese. (Che dite di quel contegno?) (al Cavaliere)

Cavaliere. (Quello che voi chiamate contegno, io lo chiamerei temerità, impertinenza). (al Marchese)

Conte. Cara Mirandolina, io vi parlerò in pubblico, non vi darò l’incomodo di venire nella mia camera. Osservate questi orecchini. Vi piacciono?

Mirandolina. Belli.

Conte. Sono diamanti, sapete?

Mirandolina. Oh, li conosco. Me ne intendo anch’io dei diamanti.

Conte. E sono al vostro comando.

Cavaliere. (Caro amico, voi li buttate via). (piano al Conte)

Mirandolina. Perchè mi vuol ella donare quegli orecchini?

Marchese. Veramente sarebbe un gran regalo! Ella ne ha de’ più belli al doppio.

Conte. Questi sono legati alla moda. Vi prego riceverli per amor mio.

Cavaliere. (Oh che pazzo!) (da sè)

Mirandolina. No, davvero, signore ...

Conte. Se non li prendete, mi disgustate.

Mirandolina. Non so che dire.... mi preme tenermi amici gli avventori della mia locanda. Per non disgustare il signor Conte, li prenderò.

Cavaliere. (Oh che forca!) (da sè)

Conte. Che dite di quella prontezza di spirito? (al Cavaliere)

Cavaliere. (Bella prontezza! Ve li mangia, e non vi ringrazia nemmeno).

Marchese. Veramente, signor Conte, vi siete acquistato un gran merito. Regalare una donna in pubblico, per vanità! Mirandolina, vi ho da parlare a quattr’occhi, fra voi e me: son Cavaliere.

Mirandolina. (Che arsura! Non gliene cascano). (da sè) Se altro non mi comandano, io me n’anderò.

Cavaliere. Ehi! padrona. La biancheria che mi avete dato, non mi gusta. Se non ne avete di meglio, mi provvederò. (con disprezzo)

Mirandolina. Signore, ve ne sarà di meglio. Sarà servita, ma

mi pare che la potrebbe chiedere con un poco di gentilezza.