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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/216

204 ATTO PRIMO


ostante il mio lungo corteggio e le tante spese per essa fatte, non ho potuto toccarle un dito.

Cavaliere. Arte, arte sopraffina. Poveri gonzi! Le credete, eh? A me non la farebbe. Donne? Alla larga tutte quante elle sono.

Conte. Non siete mai stato innamorato?

Cavaliere. Mai, nè mai lo sarò. Hanno fatto il diavolo per darmi moglie, nè mai l’ho voluta.

Marchese. Ma siete unico della vostra casa: non volete pensare alla successione?

Cavaliere. Ci ho pensato più volte, ma quando considero che per aver figliuoli mi converrebbe soffrire una donna, mi passa subito la volontà.

Conte. Che volete voi fare delle vostre ricchezze?

Cavaliere. Godermi quel poco che ho con i miei amici.

Marchese. Bravo, cavaliere, bravo; ci goderemo.

Conte. E alle donne non volete dar nulla?

Cavaliere. Niente affatto. A me non ne1 mangiano sicuramente.

Conte. Ecco la nostra padrona. Guardatela, se non è adorabile.

Cavaliere. Oh la bella cosa! Per me stimo più di lei quattro volte un bravo cane da caccia.

Marchese. Se non la stimate voi, la stimo io.

Cavaliere. Ve la lascio, se fosse più bella di Venere.

SCENA V.
Mirandolina e detti.

Mirandolina. M’inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di lor signori?

Marchese. Io vi domando, ma non qui.

Mirandolina. Dove mi vuole. Eccellenza?

Marchese. Nella mia camera.

Mirandolina. Nella sua camera? Se ha bisogno di qualche cosa, verrà il cameriere a servirla.

  1. Pap., Bett., ecc.: non me ne.