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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/192


Madamigella. Signor Pantalonclno, mi rallegro con voi.

Pantaloncino. Cara eia, con tutte le mie allegrezze no son gnan- cora contento.

Madamigella. Cosa vi manca?

Pantaloncino. E1 meggio.

Madamigella. Che vuol dire?

Beatrice. Non lo capite? Gli manca una sposa. Madamigella, Che se la trovi.

Pantaloncino. Per mi l’avena trovada, ma eia no la voi el mio cuor.

Madamigella. Ci avete bene pensato?

Pantalone. Siora sì, e più che penso, più la desidero.

Madamigella. Che dite, signor zio? RaINMUR. Aspettate. Questo giovine finora è stato cattivo. Ora si dice che sia diventato buono. Avete voi coraggio di fidarvi di lui?

Madamigella. Si, mi fiderò di lui, ma con una indispensabile condizione.

Pantaloncino. Che xe mo? MadamigelI-A. Che veniate a Livorno e poscia in Olanda con noi, e che abbandonando le pratiche e le amicizie e le oc- casioni funeste che qui vi circondano, possiate più facilmente diventar uomo nuovo, e cambiando di cielo, possiate ancora cambiar il cuore.

Pantaloncino. Per mi vegno anca in te l’ Indie, con una compa- gnia de sta sorte, con un barba de sto buon cuor ! Me de- spiaserà de lassar mio pare, ma co se tratta della mia fortuna, anca mio pare sarà contento, e parto in sto momento, se oc- corre.

Madamigella. Che dite, signor zio? Rainmur. Il pensier vostro non mi dispiace. Venga con noi. Se non riescirà bene, lo rimanderò in Italia.

Madamigella. E se sarà mio sposo? Rainmur. Vi caccierò in Italia con lui.

Pantaloncino. No ghe sarà sto pericolo. Son qua: vegno via