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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/189


RaINMUR. L’ ho fatta io, sottoscrivetela. (gli dà una carta)

Pantalone. Subito. (vuol sottoscrìverla Rainmur. Leggetela: non si negozia così.

Pantalone. De vu me fido. Rainmur. Tutti gli uomini possono far errore.

Pantalone. Va benissimo, e la sottoscrivo, (sottoscrive) Tolè, caro. Un’altra volta sieu benedetto. Rainmur. Voi mi dovete settecento ducati.

Pantalone. Xe la verità. Rainmur. E vostro figliuolo mi deve cento zecchini.

Pantalone. Verissimo. Rainmur. Per queste due partite, mi dovete considerare un cre- ditore come gl’altri.

Pantalone. E ve pagherò prima de tutti. Rainmur. Io poi so il mio dovere per l’ incomodo di quattro mesi.

Pantalone. Me maraveggio. Un servizio de sta sorte merita ben altro che un piccolo trattamento de quattro mesi. Rainmur. No, amico. Il sei per cento è mio utile. Per questa ragione non voglio niente di più.

Pantalone. Basta, in questo disconeremo. V ho da dar una bona nova. Rainmur. Consolatemi.

Pantalone. Mio fio xe pentìo de tutto. El pianze, el sospira, el me domanda perdon. Rainmur. Gli credete?

Pantalone. El se voleva fina mazzar. Rainmur. Voglia il cielo, che il suo pentimento non sia una di- sperazione.

Pantalone. Caro monsù Rainmur, ve prego de un’altra grazia. Adesso lo manderò da vu a domandarve scusa, a far ve un atto de dover. Accettèlo, ascoltèlo, perdoneghe per amor mio. Rainmur. Se sarà pentito davvero, l’amerò come amo suo padre.

Pantalone. Adesso lo sentire; se ve contente, togo suso sti bezzi, e vago a pagar quei creditori insolentissimi che me tormenta. Rainmur. Voi siete il padrone.