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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/180



seme castigar a mi quell’ ingrato, e vu moveve a pietà de sto povero vecchio, che colle lagrime ai occhi ve prega de agiuto, de soccorso, de Ccirità. RaINMUR. Monsieur Pantalone, andiamo a Rialto. (s’alza)

Pantalone. A Rialto ? A che far ? Xe passa l’ ora : no ghe xe più nissun. Rainmur. Fatemi vedere li vostri conti.

Pantalone. Subito. Andemo in mezza. Rainmur. Datemi la vostra mano.

Pantalone. Eccola. (sì prendono per la mano Rainmur. Giuratemi sul vostro onore di non celarmi la verità.

Pantalone. Ve lo zuro sull’ onor mio ... Rainmur. Andiamo. Io vi voglio aiutare. (via)

Pantalone. Sieu benedetto. Omo veramente d’ onor. Bon amigo, vero amigo. Cauto sì, ma sincero. Vero mercante, specchio dei galantomeni. Semenza bona dei nostri vecchi, boni per se stessi, boni per i so amici, che unisse perfettamente all’onesto interesse la giustizia, la moderazion e la carità. (via

SCENA VI.

Altra camera. Pantaloncino finto e Brighella.

Pantaloncino. (Con uno stile alla mano, che vuole uccidersi...)

Brighella. La se ferma, signor ... No la fazza . , . Sior Panta- loncin, per amor del cielo ... Cossa fala de sto stilo ? ... No la daga m desperazion ... (lo va trattenendo, coprendogli il viso in maniera che il popolo non lo Veda bene, e lo creda, il vero Pantalon- cino, il quale va rinculando fin dentro la scena da dove esce Pantalon- cino col medesimo stile alla mano, trattenuto similmente da Brighella.

Pantaloncino. Lasseme andar, ve digo.

Brighella. Mo cossa vorla far?

Pantaloncino. Me voi cazzar sto ferro in tei cuor.

Brighella. La se ferma ... Perchè sta desperazion ?